Halfdan Ullmann Tondel racconta un evento increscioso accaduto in una scuola elementare e le reazioni che il fatto provoca nella comunità composta da genitori e insegnanti. Armand e Jon hanno 6 anni e sono molto amici, ma un giorno sembra che il primo compia un atto di violenza sessuale nei confronti del secondo, almeno così sostiene la mamma della presunta vittima. Il regista, figlio di cotanta madre – Linn Ullmann, scrittrice, figlia di Ingmar Bergman e di Liv Ullmann, piccola attrice dei loro film -, nipote di uno dei più grandi registi del secolo scorso, dimostra di aver appreso bene la lezione sull’analisi introspettiva dei caratteri. Film di esordio di un autore trentacinquenne che dimostra grandi potenzialità nel cinema di stampo teatrale, scrivendo una sceneggiatura ricca di dialoghi secchi e asciutti, molto credibili, senza trascurare il cinema vero, fatto di movimenti di macchina avvolgenti, piani sequenza, soggettive e riprese con la macchina a mano. La pellicola è quasi interamente girata in primo piano, alla Bergman, per scavare le reazioni dei protagonisti durante i confronti serrati che indagano sull’accaduto. L’azione si volge in un edificio scolastico, per una pellicola claustrofobica e opprimente, nel corso della quale deflagrano le relazioni personali ed emerge il vissuto dei protagonisti, esplodono gelosie e invidie. Quando la voce della violenza tra bambini si diffonde, per colpa di una maestra insicura che deve parlarne con qualcuno, la maldicenza si fa ancora più oppressiva, così il regista inserisce sequenze metaforiche per indicare i danni arrecati dalla calunnia. Renate Reinsve è bravissima nella parte della madre di Armand, il bambino accusato di violenza, vedova del marito, passa da momenti di ilarità nervosa a scatti d’ira irrefrenabili, piange e si dispera, danza con l’uomo delle pulizie, si lascia cadere addosso scrosci di pioggia mentre in cortile infuria la tempesta. La parte finale è stupenda, pervasa dalla metafora della pioggia che bagna i personaggi sulla scena, lava i peccati, purifica dalle colpe, separa i giusti dagli ingiusti abbandonando la vera colpevole nel suo isolamento, in totale solitudine. Un film che vive di caratteri e di recitazione con attori molto bravi, oltre a una suspense narrativa capace di tenere lo spettatore in tensione anche quando non accade niente. Per raggiungere la perfezione sarebbe bastato accorciare di qualche secondo la sequenza metaforica durante la quale la madre di Armand si sente aggredita da tutti, per il resto il film produce le reazioni desiderate nel pubblico, che parteggia per i vari protagonisti e si schiera senza remore per il personaggio che ritiene più credibile, vista l’autenticità della situazione. Presentato al festival di Cannes, sezione Un Certain Regard. Film scelto per rappresentare la Norvegia agli Oscar e giunto nella lista dei 15 selezionati. Un film da vedere senza mezzi termini per ricordare il cinema di Bergman, opere introspettive come Persona e Scene da un matrimonio.
Regia, Soggetto, Sceneggiatura: Halfdan Ullmann Tøndel. Fotografia: Pål Ulvik Rokseth. Montaggio: Robert Krantz. Musiche: Ella van der Woude. Scenografia: Mirjam Veske. Costumi: Alva Brosten. Trucco: Evalotte Oosterop. Lingua Originale: Norvegese. Produttore: Andrea Berentsen Ottmar. Produttori Esecutivi: Dyveke Bjørkly Graver, Harald Fagerheim Bugge, Renate Reinsve. Case di Produzione: Eye Eye Pictures, Keplerfilm, One Two Films, Prolaps Produktion, Film i Väst. Paesi di Produzione: Norvegia, Paesi Bassi, Germania, Svezia. Distribuzione (Italia): Movies Inspired. Anno di Produzione: 2024. Genere: Drammatico. Durata: 117’. Interpreti: Renate Reinsve (Elizabeth), Ellen Dorrit Petersen (Sarah), Endre Hellestveit (Anders), Thea Lambrechts Vaulen (Sunna), Øystein Røger (Jarle), Vera Veljović-Jovanović.